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L’influenza del fumo sugli impianti dentali

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È innegabile e confermato da una solida evidenza scientifica che il fumo costituisca un fattore di rischio per gli impianti dentali. Tra i vari fenomeni innescati dal fumo troviamo il ritardo dei meccanismi riparativi, la compromissione della vascolarizzazione periferica, l’inibizione dell’attività cellulare a livello connettivale e osseo, la depressione dei processi di mediazione intercellulare, la modifica del gradiente di ossigeno, l’alterazione della temperatura del cavo orale, le modificazioni dell’attivazione macrofagica.

Dal momento che la salute degli impianti dipende da questi fattori, l’incidenza di complicanze biologiche nei pazienti fumatori aumenta in maniera significativa. E tutto ciò va analizzato al netto di altre condizioni predisponenti le complicanze implantari, come la parodontite o alcune malattie sistemiche.

Se fra tutte le complicanze biologiche – mucositi, perimplantiti, perdita ossea – ci soffermiamo sulla più infausta, ovvero il fallimento, inteso come perdita dell’impianto immediata o tardiva, le più recenti metanalisi indicano che l’evenienza è doppia nei fumatori (6,35%) rispetto ai non fumatori (3.18%): solo questo dato dovrebbe suonare come campanello d’allarme per i fumatori.

Fra i fumatori accaniti il rischio di un fallimento dell’impianto dentale è il doppio rispetto a chi non fuma e aumenta anche il rischio che, successivamente, l’impianto si “ammali”.

Luca Landi presidente eletto della Società italiana parodontologia e implantologia (Sidp) dice a riguardo: “Quando si parla di fumatori accaniti si intende persone che fumano dalle 10 sigarette in su. In questi pazienti, nel caso in cui oltre al vizio del fumo sia presente anche una malattia parodontale non controllata, il rischio di una mancata integrazione dell’impianto arriva, secondo alcuni studi, addirittura ad essere fino a 5 volte maggiore”. Oltre a una mancata capacità dell’impianto di attecchire, in questi soggetti “aumenta anche del 50% il rischio di una successiva perimplantite, ovvero la formazione di infezioni ricorrenti, che obbligano il paziente ad assumere più farmaci, come antibiotici e antidolorifici, ma anche a spendere più soldi per le cure, con un progressivo deterioramento dell’osso che porta anche un progressivo fallimento di questi”.

Questo non significa che chi fuma molto abbia preclusa questa possibilità. È importante però seguire alcuni accorgimenti.

In primis un’accurata igiene orale domiciliare e professionale. Inoltre se il paziente non riuscisse a smettere di fumare sarebbe auspicabile ridurre sensibilmente il numero delle sigarette giornaliere.